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Citazioni Colte


La solitudine del portiere di calcio

Tratto da Ballate di Stefano Benni

Era mia, mia, mia
l'ho gridato e non hai sentito
su di lui ti sei precipitato
l'hai atterrato.
Solo davanti
a questa porta spalancata
mentre il centravanti mi guarda.
Solo quando c'è il rigore
vi ricordate di me,
del vostro portiere
ditemi perchè.

Era fuori, fuori, fuori
il fallo era fuori dell'area
quel cretino d'arbitro è arrivato
ha fischiato.
Solo davanti a voi centomila
che ansiosi spiate.
Solo quando c'è il rigore
vi ricordate di me,
del vostro portiere
ditemi perchè.

E dai tira, tira, tira
cosa aspetti a finirmi ?
Vedo il pallone calciato che arriva
come una locomotiva
e sono solo nel cielo
mentre volo incontro al tiro
e voi trattenete il respiro.
Solo quando c'è il rigore
vi ricordate di me, lo so,
del vostro portiere
chissà se parerò.

Tratto da Ce l'hai un'idea?

Ballate di Stefano Benni

...se mi dai un'idea poi diventi intellettuale

e dopo anche senza idee

basta che scrivi su un giornale

che non sei d'accordo

con le idee di qualcuno

lui scrive che non è d'accordo con le tue

e così sembra

che abbiate delle idee tutti e due..."


La Ballata di Bozzone (Carlo Monni)

Tratto da "Berlinguer ti voglio bene" di Giuseppe Bertolucci

Noi semo quella razza che non sta troppo bene
Che di giorno sarta i fossi e la sera le cene
Lo posso gridà forte fino a diventà fioco
Noi semo quella razza che tromba tanto poco
Noi semo quella razza che al cinema s’intasa
Per vedè donne ignude e farsi seghe a casa
Eppure la natura c’insegna sia sui monti sia a valle
Che si può nasce bruchi per diventà farfalle
Ecco, noi semo quella razza che l’è fra le più strane
Che bruchi semo nati e bruchi si rimane
Quella razza semo noi, è inutile far finta
C’ha trombato la miseria e semo rimasti incinta…


Tratto da "Amici Miei" di Mario Monicelli

Ma vaffanzum zum zum zum zum zum zum zum
Ma vaffanzum zum zum zum zum zum zum zum

O bucaiola, tu mi tradisci..
Tu dici:”Vengo!!” e, invece, tu pisci…

Ma vaffanzum zum zum zum zum zum zum zum
Ma vaffanzum zum zum zum zum zum zum zum

Chi tromba, chiava
chi chiava, tromba
e chi non tromba
si mena la fava….

Ma vaffanzum zum zum zum zum zum zum zum
Ma vaffanzum zum zum zum zum zum zum zum

Padre mio se voi lo sapeste,
ho commesso un grave peccato,
forse voi me lo perdonereste laiula laiula laiula la la

L'altra sera soli soli,
soli soli col mio diletto
mi mise una mano sul petto
laiula laiula laiula la la

Con quell'altra impertinente,
mentre io non volevo mica
si permise toccarmi la...
laiula laiula laiula la la

Dopo un giorno di lavoro,
era stanco come un mulo
me lo mise tre volte nel...  laiula laiula laiula la la


Barche Amorrate

dai Frammenti dei Canti Orfici di Dino Campana

Le vele le vele le vele

Che schioccano e frustano al vento

Che gonfie di vane sequele

Le vele le vele le vele!

Che tesson e tesson: lamento

Volubil che l'onda ammorza

Ne l'onda volubil smorza

Ne l'ultimo schianto crudele

Le vele le vele le vele


In piedi presso il muro

di Ante Zemljar

per me non esistevano ciglia
che le tue, bambina mia
nella cella per loro divento pittore
sul muro su cui sono gli sputi delle vite passate
incise nella calce
regolarmente cancellano quello che disegno
da tempi remoti, ancor prima di ogni giudizio umano
siamo pupazzi impotenti nelle mani del destino
odierai la mia impotenza, lo so:
quella che vorrebbe darti la tenerezza
nel nulla in cui siamo affondati
mentre cerchi il padre
uno più forte ti ha rapito a me
uno più forte mi ha rapito a te
le tue brune sopracciglia ha offuscato, o mia rinviata
felicità
ora sono più importanti di te i passi verso le mura della cella
hai ragione
hanno ragione
ho ragione
per il mondo in cui viviamo saremo solitari
induriti
ognuno con le proprie convinzioni


Il prigioniero Ante di Erri De Luca

Per Ante era una finestrella, sbarrata da una tavola di legno, l'unica presa d'aria della cella.

L'uomo si abitua all'ombra.

A mezzogiorno, in piedi sulla branda, si allunga la fessura della luce: meno di un rigo, un verso, breve, passa sulle palpebre degli occhi.

C'è un nodo nel legno, e lui tocca con l'unghia e con il tempo, con la punta dell'unghia e del tempo: all'uomo serve un gioco, nella cella.

Un giorno il nodo cede; pregato dall'unghia, l'amica del tempo, che ricresce ogni giorno, il nodo cede. Si toglie come un tappo di bottiglia, e nel suo collo passa uno zampillo di luce, dritta, liscia, s'allarga a terra. Allaga il pavimento.

Il prigioniero Ante si mette scalzo, ci si bagna i piedi. E' un anno che non esce di cella: niente cortile, aria. Un anno che la porta è uguale al muro, che la porta non porta da nessuna parte. Un anno.

Strizza gli occhi. Il sole dentro il buco è un'arancia, tonda, nella mano.

I piedi si strofinano fra loro: sono due bambini, la prima volta al mare. I piedi di Ante Zemljar.

Ante Zemljar, comandante di molti partigiani, congedato col merito della vittoria in guerra, e adesso chiuso dagli stessi compagni suoi: nemico della patria.

Nemico.

Lui, che l'ha agguantata al collo, l'ha scrollata dagli eserciti invasori fiume per fiume, dalla Neretva alla Drina, coi calci della fame, senza nemmeno portar via una cipolla a un contadino, perché così è la guerra partigiana.

Nemico. Lui.

L'hanno tolto da casa. Da Sonia, di due anni, che sa gridare già "Lasciate il mio papà!"

Adesso, sì, voi siete i suoi nemici.

Ante sa le percosse.

Sa che un pugno da destra lascia sangue sul muro di sinistra e viceversa, un pugno dritto in faccia lascia sangue a terra. Ma c'è la novità: qui le botte riescono a lasciare il sangue sul soffitto. C'è da imparare sempre circa le vie del sangue, e dei colpi ingegnosi dei gendarmi.

Ante conserva il nodo. Lo rimette nel legno. La guardia non saprà. Il sole non è spia, s'infila svelto e poi non lascia impronta. Pure se perquisisce, la guardia non può dire "Qui c'è stato il sole, sento il suo odore!" Il sole non è un topo. Pure se ne finisce molto in una cella, nessuno si accorge che fuori manca un raggio, che la conduttura del sole ha un buco, che perde luce da un nodo di legno.

Ancora un po' di mesi, poi glielo daranno il sole, tutto in una volta, sulla schiena, peggio dei colpi di bastonatura. Sopra l'isola nuda, a spaccar pietre, Ante.

Il prigioniero Ante.

Ha conservato il nodo. Qualche volta, lontano dalla guardia, lo punta contro il sole, e si procura un'ombra sempre all'isola nuda, a spaccar pietre bianche e poi gettarle in mare. Adriatico. Perché la pena è pura, non ha valore pratico. E il mare non si riempirà.

[Il poeta comandante Ante Zemljar muore la notte di domenica del 1° agosto 2004 nella sua casa, all'età di 82 anni, dopo aver vissuto vissuto in patria come un esule, per 35 anni sotto lo sguardo vigile della polizia titina, e per 5 interminabili anni nel feroce lager jugoslavo di Goli Otok, l'"isola calva".]


La verità non è in fondo al cammino ma è la somma delle azioni che si fanno per conquistarla.

Aleandro Jodorowsky


[...] Non esistono fenomeni morali, ma solo interpretazioni morali dei fenomeni.

[...] Quanto più ci innalziamo, tanto più piccoli sembriamo a quelli che non possono volare.

[...] Da quando ho imparato a camminare mi piace correre.

[...] Di tutto conosciamo il prezzo, di niente il valore.

[...] Ci si sbaglierà raramente, attribuendo le azioni estreme alla vanità, quelle mediocri all’abitudine e quelle meschine alla paura.

A tutti quegli uomini [...] che erano irresistibilmente attratti ad infrangere il giogo di una qualche eticità e a dare nuove leggi non restò nient' altro, se essi non erano realmente folli, che diventare pazzi o farsi passare per tali.

Friedrich Nietzsche


Attraverso lo steccato e una pallottola mi sibila vicino. I russi ci tengono d'occhio. Corro e busso alla porta di un'isba. Entro.

Vi sono dei soldati russi, là. Dei prigionieri? No. Sono armati. Con la stella rossa sul berretto! Io ho in mano il fucile. Li guardo impietrito. Essi stanno mangiando attorno alla tavola. Prendono il cibo con il cucchiaio di legno da una zuppiera comune. E mi guardano con i cucchiai sospesi a mezz'aria.

«Mnié khocetsia iestj» dico. Vi sono anche delle donne. Una prende un piatto, lo riempie di latte e miglio, con un mestolo, dalla zuppiera di tutti, e me lo porge. Io faccio un passo avanti, mi metto il fucile in spalla e mangio. Il tempo non esiste più. I soldati russi mi guardano. Nessuno fiata. C'è solo il rumore del mio cucchiaio nel piatto. E d'ogni mia boccata.

«Spaziba» dico quando ho finito. E la donna prende dalle mie mani il piatto vuoto.

«Pesausta» mi risponde con semplicità. I soldati russi mi guardano uscire senza che si siano mossi. Nel vano dell'ingresso vi sono delle arnie. La donna che mi ha dato la minestra è venuta con me come per aprirmi la porta e io le chiedo a gesti di darmi un favo di miele per i miei compagni. La donna mi dà il favo e io esco.

Così è successo questo fatto. Ora non lo trovo affatto strano, a pensarvi, ma naturale di quella naturalezza che una volta dev'esserci stata tra gli uomini. Dopo la prima sorpresa tutti i miei gesti furono naturali, non sentivo nessun timore, né alcun desiderio di difendermi o di offendere. Era una cosa molto semplice: anche i russi erano come me, lo sentivo.

Tratto da Il sergente nella neve di Mario Rigoni Stern


Tratto da Riflessioni - LaRochefoucauld (1664)

..... "Poche persone hanno una conversazione piacevole, poiché ciascuna pensa più a ciò che vuole dire che a ciò che dicono gli altri. Bisogna ascoltare chi parla, se si vuole essere ascoltati; bisogna lasciar loro la libertà di farsi capire e perfino di dire cose inutili. Invece di contraddirli e interromperli, come spesso si fa, si deve al contrario entrare nel loro spirito e nel loro gusto, mostrare che li capiamo, parlar loro di ciò che li riguarda, lodare ciò che dicono se merita di essere lodato, e far vedere che li lodiamo più per scelta che per compiacenza.

Bisogna evitare di controbattere su cose di nessun conto, far raramente domande inutili, non lasciar mai credere che si pretende di aver più ragione degli altri, e cedere volentieri il privilegio di decidere.

Bisogna dire cose naturali, spiritose e più o meno serie a seconda dell’umore e dell’inclinazione delle persone con cui si è in compagnia, non sollecitarli ad approvare ciò che diciamo e nemmeno a rispondere. Quando si adempie in questo modo ai doveri della cortesia, si possono esprimere le proprie opinioni, senza prevenzione e senza ostinazione, facendo vedere che cerchiamo di basarle sul parere di chi ci ascolta.

Bisogna evitare di parlare a lungo di sé stessi e di proporsi spesso come esempio. Non ci si applicherà mai abbastanza nel conoscere le propensioni ed il valore delle persone con cui si parla, per unirsi all’opinione di quella più autorevole, e per aggiungere i propri pensieri ai suoi, facendole credere, per quanto possibile, che li riprendiamo da lei. Bisogna essere abili nel non esaurire gli argomenti di cui si tratta, e nel lasciare sempre agli altri qualcosa da pensare o da dire. Non bisogna mai parlare con aria di autorità, né servirsi di parole e di termini più grandi delle cose stesse. Si possono conservare le proprie opinioni, se sono ragionevoli; ma conservandole non bisogna mai ferire i sentimenti degli altri, né mostrarsi urtati di ciò che loro hanno detto. E’ rischioso voler sempre padroneggiare la conversazione, e parlare troppo spesso dina medesima cosa; bisogna saper intervenire su tutti gli argomenti piacevoli che si presentano, e non dare mai a vedere che si vuole deviare la conversazione su ciò che si desidera dire.

E’ necessario osservare che non tutti i generi di conversazione, per quanto sinceri ed intelligenti siano, si addicono ad ogni genere di gentiluomini: bisogna scegliere quello che meglio conviene a ciascuno e sceglier anche il momento per farlo; ma se c’è molta arte nel parlare, non ce n’è di meno nel tacere. C’è un silenzio eloquente: a volte è necessario per approvare o per condannare; c’è poi un silenzio rispettoso; ci sono contegni, intonazioni e maniere che rendono spesso gradevole o sgradevole, delicata o offensiva la conversazione. Il segreto di servirsene bene è dato a pochi; perfino chi ne stabilisce le regole talvolta si sbaglia; la più sicura, secondo me, è non averne nessuna che non possa mutare, mostrare piuttosto negligenza che affettazione in ciò che si dice, ascoltare, parlar poco, e non sforzarsi mai di farlo. " .....


"nel tuo letto la novità è fare a pezzi l'anima, ma la violenza della stabilità è un modo di morire a metà ..."

...So che puoi gettarmi via, ma ciò che vuoi, che voglio anch'io, è troppo presto al male, le tue labbra sono nude...

...Vieni a fare un giro dentro di me, o questo fuoco si consumerà da sè, un bacio sporco sa spogliarmi il cuore dagl'incubi..."

Tratto da La vedova bianca  - Afterhours


"... la facoltà di non sentire, la possibilità di non guardare...

...Non temere il proprio tempo è un problema di spazio...

...geniali dilettanti in selvaggia parata, ragioni personali in una questione privata...

...Occorre essere attenti per essere padroni di se stessi, e scegliersi la parte dietro la linea gotica ..."

Tratto da Linea Gotica - C.S.I.


"...Come vedi tutto è usuale, solo che il tempo chiude la borsa e c'è il sospetto che sia triviale l'affanno e l'ansimo dopo una corsa, l'ansia volgare del giorno dopo, la fine triste della partita, il lento scorrere senza uno scopo di questa cosa che chiami vita."

Tratto da Lettera - Francesco Guccini

 


 

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